Il pianista Bill Carrothers si cimenta in uno stupefacente omaggio a Clifford Brown: ecco i brani e la recensione di “Joy Spring”

Bill Carrothers JOY SPRING

Bill Carrothers

JOY SPRING

  • PIROUET, 2010 (IRD)

Bill Carrothers (pf); Drew Gress (cb); Bill Stewart (batt)

Nuovo progetto a tema per Bill Carrothers, che lascia l’Ottocento americano di Stephen Foster e della Guerra di Secessione per affrontare il songbook di Clifford Brown. I brani legati allo sfortunato trombettista (e per logica estensione a Max Roach) sono letti da un trio paritetico di virtuosi, che la lunga frequentazione reciproca pone in assoluta sintonia. Il pianista entra ed esce dal linguaggio hard bop, sempre pronto a frammentarlo sul piano ritmico e sottoporlo a intense torsioni armoniche. Guarda alle versioni originali senza soggezione, ma non prende la posa del sovversivo a tutti i costi.

Il suo omaggio a Brown può lasciare interdetti (Joy Spring in una quasi irriconoscibile versione ballad) o può convincere senza riserve (la seducente Delilah, Jacqui in ottica post monkiana, Daahoud a ritmo di marcia New Orleans), di sicuro non perde mai il pregio del coraggio e il gusto ludico dell’interplay. (VP)

Junior’s Arrival / Joy Spring / Jacqui / Gerkin For Perkin / Delilah / Gertrude’s Bounce / Jordu / Daahoud / Time / Powell’s Prances / Tiny Capers / I Remember Clifford