Solo sei tracce, molto lunghe e articolate, per il secondo disco dei Black Hole Quartet: ecco la recensione a “Black Ol’ Blues”

Recensione a "Black Ol’ Blues", dei Black Hole Quartet

BLACK HOLE QUARTET

BLACK OL’ BLUES

  • RUDI, 2011 (GOODFELLAS)

Daniele Cavallanti (ten); Walter Donatiello (ch); Michelangelo Flammia (b el); Tiziano Tononi (batt)

Black Ol’ Blues” è caratterizzato da un sound cupo e notturno, e presenta poche composizioni molto lunghe e strutturate. L’approccio è quello creativo e free, specie nei suoni e negli assolo di Walter Donatiello, ben bilanciati da quelli di Daniele Cavallanti al tenore. La sezione ritmica predilige però un’impostazione molto articolata, con una evidente inclinazione per le metriche dispari (5/4 e 7/4).

In particolare rilievo è la concezione compositiva del quartetto. In genere i brani sono costruiti facendo seguire, senza soluzione di continuità, due o tre parti molto differenti tra loro, come ben si ascolta in Black Ol’ Blues: una lunga introduzione coronata sfocia in un ritmo bossa su tempo dispari, cui segue un lungo assolo di sax; verso i sette minuti, una serie di stacchi rock lanciano l’intervento di chitarra squisitamente free.

È quindi evidente come il Black Hole Quartet, all’interno di coordinate avant-garde, presenti una musica che sorprende sempre, con soluzioni originali ed efficaci. (EM)

Black Ol’ Blues / Minotauro / Red Moon / Skies On Fire / Icarus / Alto Max