L’ultimo disco di Cassandra Wilson fonde sonorità provenienti da diversi generi musicali. In questa intervista, la cantante spiega com’è nato il mix irripetibile di “Silver Pony”

DI EUGENIO MIRTI; FOTO MICHELE CANTARELLI

cassandra wilson intervista

Cassandra Wilson è forse la voce più inconfondibilmente bluesy dei giorni odierni. Nata a Jackson, nella capitale dello Stato del Mississippi, l’artista ha attraversato diversi generi musicali: dall’avanguardia al rhythm and blues, dal rap al funk, dal free alla canzone americana. Se negli anni Ottanta la troviamo al fianco di Henry Threadgill e del collettivo M-Base di Steve Coleman, nel 1993 Cassandra Wilson entra a far parte della scuderia Blue Note con l’incisione di “Blue Light ‘Til Dawn”. Da allora il suo canto fonde prevalentemente jazz, folk e blues. Oggi esce il nuovo album per la storica label americana, “Silver Pony”.

Il disco presenta sia riprese live sia registrazioni in studio. Una scelta insolita.

Il mio desiderio iniziale era volto a realizzare materiale nuovo, in studio. Riascoltando le takes incise in occasione dell’ultimo tour europeo, tuttavia, sono stata piacevolmente colpita dal risultato, tanto da decidere di inserire questi brani live al fianco di quelli realizzati appositamente per “Silver Pony”. In studio abbiamo cercato di ricreare, nel modo più preciso possibile, l’atmosfera dei pezzi dal vivo.

Perché registrare a New Orleans, presso i Piety Street Recording Studios?

A dire la verità, sono proprietaria di un piccolo appartamento a New Orleans. Mia madre abitava proprio in questa città e nell’ultimo anno ho vissuto con lei per poterle stare vicino prima della scomparsa. C’è quindi una forte motivazione personale, che si accompagna a un legame affettivo per la città. È un gesto simbolico per cercare di sostenere e far ripartire l’economia di un luogo che, dopo il disastro dell’uragano Katrina, sta lentamente riprendendo a vivere. Sono anche una grande estimatrice del sound dei Piety Street Recording Studios e del loro proprietario, John Fischbach, che è anche co-produttore del lavoro.

Nel disco compaiono classici blues, pop e jazz. Perché un repertorio così eterogeneo?

Credo che le influenze stilistiche di “Silver Pony” siano molteplici. Le diverse fonti d’ispirazione, tuttavia, sono filtrate e interpretate da un ottimo gruppo di lavoro che è formato da musicisti jazz. Non è tanto importante la combinazione di generi differenti quanto forse l’attitudine dei musicisti verso la musica. In questo caso l’impronta jazz lega brani in origine molto differenti tra loro.

Al tuo fianco anche Ravi Coltrane al tenore e John Legend al pianoforte e voce.

Nutro da sempre una grandissima ammirazione per Ravi Coltrane, perché suona lo stesso strumento di suo padre [John Coltrane, ndr]. Pur essendo il figlio di uno dei massimi esponenti della storia del jazz, Ravi ha sviluppato una voce peculiare e un suono che lo rendono immediatamente riconoscibile. Ho invitato molto volentieri sia lui sia John Legend che conosco da moltissimo tempo. Sono stata molto fortunata che abbiano accettato!

“Silver Pony” si presenta come il disco di una band piuttosto che di una cantante: soli lunghi, due brani strumentali. Trasferisce, inoltre, all’ascoltatore il divertimento e il piacere del suonare insieme. È così central il ruolo della band per te?

Sì, assolutamente. Come cantante e leader della band non vorrei mai dover dire: ≪Fai un solo corto≫ oppure tagliare arbitrariamente lo spazio dedicato ai vari strumenti. Preferisco che i miei musicisti possano esprimersi al massimo delle possibilità. In “Silver Pony”, inoltre, l’aspetto collegiale della band è ulteriormente enfatizzato dall’opportunità che mi sono concessa di suonare le tastiere nei due brani strumentali.

 Cassandra Wilson SILVER PONY

Cassandra Wilson

SILVER PONY

  • BLUE NOTE, 2010 (EMI)

Cassandra Wilson (voc, tast); Marvin Sewell (ch); Jonathan Batiste (pf); Reginald Veal (b el); Herlin Riley (batt); Lekan Babalola (perc); Terence Blanchard (tr su #4); Ravi Coltrane (ten su #4); John Legend (voc, pf su #11)

Il disco è particolare sia per la scelta del repertorio – che spazia da brani pop (Blackbird) a standard jazz (Lover Come Back To Me) e classici della musica nera (Saddle Up My Pony) – sia per la scelta di mettere insieme riprese live e registrazioni in studio. Soprattutto, “Silver Pony” si presenta come un lavoro di gruppo e al suo interno il ruolo della cantante e quello della band sono paritari. I brani originali sono notevoli, in particolare Beneath A Silver Moon: la composizione presenta una serie di “strati” sonori in Si minore, sui quali si sviluppano le parti vocali e il solo di Ravi Coltrane al tenore.

Interessanti Saddle Up My Pony di Charley Patton – considerato il padre del Delta blues –, con un’introduzione di chitarra slide molto pertinente, e Forty Days And Forty Nights, un blues dalle spigolature funky, sviluppate su di un efficace groove di basso. Echi funky e soul sono presenti anche in Went Down To St. James Infirmatary. Irresistibile l’arrangiamento di Blackbird (Lennon – McCartney) che dimostra la versatilità e la bravura non solo di Cassandra Wilson, ma anche della formazione. (EM)

Lover Come Back To Me / Went Down To St. James Infirmatary / A Night In Seville / Beneath A Silver Moon / Saddle Up My Pony / If It’s Magic / Forty Days And Forty Nights / Siver Pony / A Day In The Life Of A Fool / Blackbird / Watch The Sunrise