Pianista, batterista e compositore, Emanuele Maniscalco pubblica il suo disco d’esordio, “Slow Band”, registrato con la formazione omonima per la Re:think Art

DI EUGENIO MIRTI; FOTO BARBARA RIGON

Emanuele Maniscalco, classe 1983, nasce a Brescia e si dedica alla musica fin da piccolissimo. Approfondisce lo studio del pianoforte con Stefano Battaglia, entrando a far parte del Laboratorio Permanente di Ricerca Musicale presso la Fondazione Siena Jazz. Attualmente ha due progetti stabili: From Time to Time, quartetto dedicato alla musica di Paul Motian, dove suona il pianoforte; Slow Band, ensemble flessibile, nato nel 2005 con l’obiettivo di realizzare una musica quasi totalmente improvvisata, dove suona la batteria. Dopo cinque anni d’esperienze con quest’ultimo gruppo – affiancata da attività di ricerca e sperimentazione sia con la band Innerplay sia con il pianista Pierangelo Taboni – l’uscita del primo lavoro discografico per l’etichetta indipendente Re:think-art.

Slow Band nasce nel 2005. Il disco omonimo è la summa ideale di questi cinque anni di lavoro?

Più che di lavoro, preferirei parlare d’esperienza. Dopo la registrazione dell’album, alla fine del 2008, sentivo il bisogno di prendere una pausa per affrontare con maggior distacco la scelta del materiale da pubblicare. Così io e i miei musicisti non abbiamo più suonato per un anno.

Era fondamentale per me riuscire a essere spietato nei confronti della musica da me stesso concepita e suonata. Molti colleghi tendono a riascoltarsi spesso e a prendere spunti per migliorare: io non riesco, se prima non cancello la memoria del gesto. Bastano poche ore, oppure – come in questo caso – passano mesi. Ogni volta si ricomincia da zero, mentalmente.

Il disco fonde improvvisazione, sound jazz, rock ed elettronica: come hai lavorato per ottenere il giusto equilibrio dei diversi elementi?

È accaduto in modo piuttosto casuale, lasciando ai musicisti la responsabilità di cercare ciascuno il proprio ruolo rispetto alle mie proposte. Suono sempre quello che voglio, loro sanno che non amo ripetermi, di conseguenza non si affezionano troppo alle mie idee che cambiano continuamente e senza una logica prevedibile.

Alla sperimentazione affianchi un forte impatto melodico, come in Pop Robber. La consideri una delle caratteristiche principali di questo progetto?

La melodia rappresenta da sempre il centro della mia ricerca. C’è qualcosa, analizzando due millenni di storia della musica, che ci riporta sempre a poche combinazioni di suoni, che non conoscono obsolescenza. Schonberg sarebbe forse amareggiato nel constatare che l’uomo della strada ancora non fischietta serie dodecafoniche. La trasformazione è necessaria all’umanità quanto la staticità delle proprie certezze. Per me qualsiasi sequenza di suoni o rumori e potenzialmente melodia. “Slow Band” trae sicuramente grande ispirazione da questo concetto, ma anche dall’idea che suonare sia un atto relativamente fine a sé stesso.

Come hai scelto i musicisti del progetto?

Io, Dan [Kinzelman] e Paolo [Biasi] suoniamo insieme già dal 2004. Conosco Paolo da molto tempo, è un bassista meno “fisico” di altri e tende a costruire accuratamente le sue strutture senza accontentarsi della via più semplice per arrivare dove vuole. La sua tecnica essenziale lo tiene lontano dalla ridondanza e apprezzo molto questa sua contraddizione. Dan è un solista incredibile e la sua professionalità è riconosciuta già da molti in Italia e altrove.

Karsten [Lipp] riesce a essere contemporaneamente un vero chitarrista rock e un sound designer in continua trasformazione: ogni volta che lo incontro ha qualche macchinario nuovo da farmi vedere, sebbene accanto ci siano sempre una Fender Esquire e un Marshall d’annata. Adesso nel gruppo ci sono anche il chitarrista Maurizio Rinaldi e Francesco Bigoni al sax tenore e clarinetto: persone divenute per me importanti attraverso altre esperienze e che ho ritenuto opportuno coinvolgere anche in questa formazione.

Quale aspetto ti rende più soddisfatto?

Quello di avere un organico variabile dai due ai sei elementi. Il mio può sembrare un ruolo da leader molto forte, in verità preparo solo il campo da gioco. Posso proporre ai musicisti di improvvisare totalmente, ma anche di studiare per un intero pomeriggio una trascrizione da Ligeti o delle cover di canzoni. In fondo, seguo sempre la direzione in cui le urgenze espressive dei miei colleghi sono più forti e imprevedibili delle mie ambizioni.

emanuele maniscalco slow band

Emanuele Maniscalco

SLOW BAND

  • RE:THINK-ART, 2010 (PROPRIA)

Emanuele Maniscalco (batt); Daniel Kinzelman (ten, cl); Karsten Lipp (ch); Paolo Biasi (b el)

“Slow Band” presenta una musica totalmente improvvisata, fatta eccezione per tre brani composti da Emanuele Maniscalco: Freeze, Nisimasa e Neuer Mond. La profonda ricerca melodica rappresenta una delle cifre stilistiche e una peculiarità distintiva della musica che Maniscalco propone.

Molto interessante anche il risultato ottenuto sul fronte timbrico, grazie all’organizzazione musicale di un gruppo di musicisti che conoscono alla perfezione sia l’arte di realizzare suoni inauditi e imprevedibili, sia quella di utilizzarli per descrivere e creare situazioni emotive e sentimenti sempre diversi e profondi, rendendo l’ascolto di “Slow Band” una vera e propria esperienza sonora. (EM)

Wired / Freeze / Pop Robber / Nisimasa / Mothergoose / Neuer Mond / Handy Wallace / Freeze Three