La fine della carriera di Freddie Hubbard, dovuto anche a un danno al labbro, lascia un vuoto incolmabile nella scena jazzistica internazionale

freddie hubbard fine carriera

In pochi anni, Freddie Hubbard sarà costretto a rinunciare alla propria personalità d’interprete e di virtuoso, impossibilitato a esprimersi come d’abitudine, impreciso alla tromba e al flicorno. Sia New Colors che On The Real Side, in cui musicisti come Craig Handy, Russell Malone, Myron Walden, Luis Bonilla, Ted Nash, Joe Chambers, Lewis Nash, David Weiss, Xavier Davis, Jimmy Greene, Steve Davis reinterpretano alcune significative composizioni hubbardiane, accentuano il rimpianto per un artista geniale, generoso, dall’impareggiabile talento drammatico e dagli improvvisi, sofisticati, lirici squarci di vivida poesia.

Dimenticato troppo in fretta, ha assunto su di sé, più di qualsiasi altro interprete suo coevo, il peso di un’intera tradizione, quella hardboppistica, e la responsabilità di rinnovarla, proiettandola nel futuro. Un’impresa che solo a Freddie Hubbard è riuscita in modo così trascinante ed esaltante.

UN VUOTO INCOLMABILE

Come commenta James Hale: «Per apprezzare pienamente la portata dell’arte di Hubbard, consideriamo per un attimo l’ambito stilistico da lui percorso in soli dieci anni, 1963-73. Proviamo a pensare a un altro artista che sia stato così capace di progredire senza sacrificare la propria personalità. Un gigante, poco ma sicuro. Il che ci induce a compiangere ancora di più gli ultimi venticinque anni della sua vita».

Dave Douglas, a tal proposito, aggiunge illuminanti parole: «Alcuni trombettisti sono state figure tragiche nella storia americana. Freddie Hubbard non è stato diverso. Gli ultimi quindici anni della sua esistenza lo hanno visto combattere contro un disastroso danno al labbro, che limitava la sua abilità nell’esporre le proprie idee. Freddie combatté anche contro le forze delle mode. Egli stesso ammetteva (a dispetto dei suoi stessi sostenitori) di avere trascorso alcuni anni a creare musica che non era alla sua altezza.

Già all’inizio degli anni Settanta aveva fatto pressoché tutto ciò che si poteva fare: assolo-capolavoro, dozzine di incisioni fondamentali, una visione musicale personale che anche ai nostri giorni ha ritenuto tutto il suo valore. Dove altro poteva egli andare? È difficile da immaginare a quali pressioni possa essere stato sottoposto un artista così giovane in grado di realizzare così tanto. Dobbiamo essere grati a Freddie Hubbard per la gioia che ci ha donato nei suoi settant’anni su questo pianeta. Lo rimpiangeremo».

Non v’è dubbio. Ancora molti non l’hanno capito, ma Freddie Hubbard ha lasciato un vuoto letteralmente incolmabile, un vuoto storico. Sì, ci mancherà molto.