Il terzo album del trombettista libanese Ibrahim Maalouf ci conduce alla scoperta della sua città, Beirut. Ecco “Diagnostic”

DI LUCIANO VANNI

"Diagnostic": con Ibrahim Maalouf alla scoperta di Beirut

Ibrahim Maalouf, libanese d’origine ma francese d’adozione, classe 1980, è una delle voci più interessanti del panorama jazzistico contemporaneo. Con il recente “Diagnostic” il trombettista chiude una trilogia inaugurata da “Diasporas” del 2007 e portata avanti da “Diachronism” del 2009 e destinata a lasciare il segno, testimonianza di un aggiornamento in chiave jazzistica della musica tradizionale araba.

“Diagnostic” si presenta come un’opera organica, che racchiude in sé elementi presi in prestito dalla musica classica tardo-ottocentesca (si ascoltino gli echi di Gabriel Fauré e Claude Debussy nell’intro di Your Soul) e dalla tradizione balcanica (come emerge in Never Serious) con interferenze rock, latin e hip hop, e con inoltre schegge di musica seriale e di musica concreta. Il tutto gestito è con grande gusto e un uso sapiente dell’elettronica.

Alla scoperta di Beirut

Ma è l’Oriente a interessare Ibrahim Maalouf. E così, vestendo i panni di un moderno Virgilio, il trombettista ci guida per le strade della sua città natale, Beirut, che è anche il titolo del brano manifesto di “Diagnostic”. Attraverso questa piccola suite, dolce e inquieta allo stesso tempo, e che evoca alla memoria il più celebre dei viaggi spirituali della storia del rock, Stairway To Heaven dei Led Zeppelin, Maalouf ci mostra le ferite della guerra civile e il desiderio di tornare a nuova vita.

Il disco alterna brevi e lirici inserimenti di pianoforte (Lily, Intro, Your Soul) a composizioni che si basano su voicing eccezionalmente melodici (Will Soon Be A Woman) o ipnotici (come nella danza tribale We’ll Always Care About You). C’è aria di festa in Never Serious, di eccitata esuberanza in Maeva In The Wonderland, ma ci sono anche le lacrime di Everything Or Nothing e un senso di smarrimento e di dolorsa passione in Douce, un rap di grande intensità cantato in lingua francese.

Ibrahim Maalouf non è solo un raffinato compositore

È uno dei pochi musicisti in grado di formulare un’idea tutta personale di jazz, legando insieme, senza smagliature o ingenue forzature, linguaggi e geografie diverse, tradizione e contemporaneità. Senza dimenticare quella che è una delle sue cifre identitarie: possedere una superba tecnica strumentale.

IBRAHIM MAALOUF

DIAGNOSTIC

  • MI’STER PRODUCTION, 2011

Ibrahim Maalouf (tr, pf, frame drums, marimba, key, b el, electronics, voc); Serdar Barcin (alto); Jérémie Dufort (tuba); Piers Faccini (arm); Jasko Ramic (fisa); Sarah Nemtanu (vl); Jasser Haj Youssef (arabic vl); Nenad Gajin (ch); Zalindê (batucada); Oxmo Puccino (voc); Frank Woeste (tast #12); Xavier Rogé (batt #12); Ben Molinaro (b el #12)

Lily (is 2) / Will Soon Be A Woman / Intro / Maeva In The Wonderland / Your Soul / Everything Or Nothing / Never Serious / We’ll Always Care About You / Douce / All The Beautiful Things / Diagnostic. Bonus: Beirut