Il nuovo lavoro di John Zorn comprende un’unica traccia, una suite lunga 38 minuti: l’ispirazione per “Mount Analogue” nasce dalla mistica di Georges Ivanovic Gurdjieff

Mount Analogue John Zorn ©SCOTT IRVINE
©SCOTT IRVINE

JOHN ZORN

MOUNT ANALOGUE

  • TZADIK, 2012 (EVOLUTION MUSIC)

Cyro Baptista (perc, prayer bells, voc); Shanir Ezra Blumenkranz (b el, oud, gimbri, voc); Tim Keiper (calabash, batt, perc, orchestral bells, voc); Brian Marsella (pf, org, voc); Kenny Wollesen (vib, chimes, voc)

Mount Analogue

“Monut Analogue” è il titolo dell’album e anche dell’unica traccia proposta che si sviluppa per oltre trentotto minuti, una composizione che assomiglia a un viaggio mistico di conoscenza sulla scia dell’insegnamento del mistico armeno Georges Ivanovic Gurdjieff. Zorn compare in veste di autore e conduttore e non partecipa strumentalmente alla session eseguita dal quartetto Banquet Of The Spirits, guidato dal percussionista Cyro Baptista, cui si aggiunge il vibrafonista Kenny Wollesen.

Con questa lunga suite Zorn unisce un’estatica e quieta bellezza delle melodie a intricate trame ritmiche. La composizione procede per accumulo di piccole cellule melodiche e ritmiche, minimaliste e ripetute con incedere ipnotico, che mettono insieme ambienti sonori cari alla musica ebraica e caraibica e l’uso di scale e metri arabi.

Non c’è spazio per digressioni virtuosistiche perché Zorn intende costruire un corpus di sofisticati incastri timbrici, strumentali e vocali: perché ciascun membro del gruppo è chiamato a costruire break vocali a cappella e il risultato è davvero interessante. “Mount Analogue” mantiene l’ascoltatore in costante tensione, alle prese con l’ignoto: come avrebbe desiderato Gurdjieff. Ancora una volta Zorn costruisce un capolavoro. (LV)