La pianista Junko Onishi spazia dai ritmi afro alle sonorità ellingtoniane. Il suo “Baroque” è avvincente e complesso. E vi conquisterà

Junko Onishi BAROQUE

Junko Onishi

BAROQUE

  • VERVE, 2010 (UNIVERSAL)

Junko Onishi (pf); Nicholas Payton (tr); Wycliffe Gordon (trn); James Carter (ten; alto; clb; fl); Reginald Veal, Rodney Whitaker (cb); Herlin Riley (batt); Roland Guerrero (conga su #1)

È allieva di Jaki Byard e si sente. Pianista colta e onnivora, mostra le tracce dello studio di James P. Johnson, Tatum, Powell, Tristano e molto altro. Sostiene i solisti unendo il classico comping accordale alla stratificazione polifonica. La sua musica prosegue con forza la lezione di Mingus, complessa e articolata, passionale, languida, innamorata dei ritmi afroamericani, delle sonorità ellingtoniane, di New Orleans, del bop e del free storico. I brani, lunghi e mai prolissi, sono avvincenti e intricate minisuite, guidate dalla straordinaria regia ritmica di Herlin Riley. Payton continua la sua evoluzione e offre una prestazione avvincente, ma Gordon e Carter non sono da meno, completando una ricca front line che rende “Baroque” il disco più orchestrale di Onishi, oltre che uno dei lavori più importanti. (VP)

Tutti / The Mother’s (Where Johnny Is) / The Threepenny Opera / Stardust / Meditations For A Pair Of Wire Cutters / Flamingo / The Street Beat – 52nd Street Theme / Memories Of You