“The Jelly Factory”, di Luca Gelli, si apre con una citazione di Kennedy sulla felicità. Una scelta azzardata ma coerente, sostenuta da una tecnica impeccabile

DI EUGENIO MIRTI

L e atmosfere di “The Jelly Factory” sono costruite utilizzando una bella miscela di sound differenti: Doors, funk, jazz, big band style, rock, e così via. Un misto che parte idealmente negli anni Sessanta del XX secolo fino ad arrivare a esplorare le espressioni musicali più contemporanee e innovative.

Perfetta l’introduzione di Kaleido, il primo brano: si tratta di un frammento tratto da un (celebre) discorso di Robert Kennedy, tenuto all’Università del Kansas il 18 marzo 1968. Kennedy era fortemente critico rispetto al capitalismo e al concetto di Prodotto Interno Lordo come misuratore della felicità. Una citazione ideale per introdurre la poetica musicale (e umana) di Gelli.

Il disco

La musica ben rispecchia il clima delle parole di Kennedy ed è sviluppata su un tempo in 11/4 morbido, con begli ambienti sonori. La melodia è molto articolata, esposta da chitarra e tromba all’unisono. Il brano, nella sua complessa costruzione, sintetizza i temi dell’intero disco: all’esposizione tematica seguono l’assolo di Rhodes e quello di tromba con sordina. Arrivati alla parte centrale della performance un cambio ritmico lancia i fiati che sostengono le evoluzioni della chitarra.

La musica di Gelli è caratterizzata da una grande varietà timbrica (si vedano i temi esposti da chitarra, Rhodes, flauto, fiati), con le tastiere di Leonardo Volo splendide co-protagoniste.

Anche l’aspetto ritmico è particolarmente efficace: a esso si accompagnano belle sequenze armoniche, creative e originali (come nell’assolo di sax di Mr J. S.).

Brani

I brani sono molto ben sostenuti dall’impeccabile ritmica di Francesco Cherubini e Matteo Giannetti, dall’approccio molto “nero” e aggressivo: ottimi per esempio il groove- funk-rock con echi gospel e soul di Mr J. S., i cambi di tempo che caratterizzano Uncle Arnald (specialmente il sostegno all’assolo di Gelli con il wah wah) e le dinamiche sensazionali di Easa, una ballad che si trasforma lievemente e impercettibilmente in un placido funk durante l’assolo di trombone.

Tecnica

Il livello tecnico ed emozionale della musica è elevatissimo, e tutti i solisti spiccano per gusto e virtuosismo. Particolarmente interessanti sono gli assolo di Gelli, sempre in bilico tra mondi differenti (jazz, rock, funk) e caratterizzati da un bel suono tagliente, caldo e intenso, con una continua alternanza di suoni distorti e puliti, varietà sempre efficace e coerente con il sound complessivo.

Ottima la chiusura di Uncle Arnald (Live), riproposta in una registrazione dal vivo: la band costruisce un groove rilassato ma potente, il Rhodes espone il tema punteggiato dagli ottoni in sezione, dimostrando tutta la vitalità della concezione musicale della fabbrica Jelly!

LUCA GELLI THE JELLY FACTORY

LUCA GELLI

THE JELLY FACTORY

  • DRYCASTLE, 2012

(JAZZIT SHOP)

Nico Gori (alto); Dario Cecchini (sop, ten, bar, fl); Luca Marianini (tr, flic); Stefano Scalzi (trn); Luca Gelli (ch, ch ac); Leonardo Volo (tast); Matteo Giannetti (cb, b el); Francesco Cherubini (batt) Kaleido / Mr J. S. / Uncle Arnald / Easa / Voodoo Funk / Will Not / Gatto / Kooler Improved / Voodoo Funk Reprise / Uncle Arnald (Live)

Kaleido / Mr J. S. / Uncle Arnald / Easa / Voodoo Funk / Will Not / Gatto / Kooler Improved / Voodoo Funk Reprise / Uncle Arnald (Live)