Fresh Sound ripubblica i primi due album di Richie Kamuca, tenorsassofonista di Philadelphia. Ripercorriamo la vita dell’autore di “Jazz Erotica” e “Tenor Ahead”

DI ENZO PAVONI

Richie Kamuca, vita album

Il 23 luglio 2010 Richie Kamuca avrebbe festeggiato le ottanta primavere se nel 1977 un male incurabile non lo avesse stroncato proprio alla vigilia del quarantasettesimo compleanno. Originario di Filadelfia, il tenorsassofonista si appassiona al jazz in età pre-adolescenziale. Prioritariamente due le influenze che lo coinvolgono: la voce indolente, flautata e avvolgente del sax di Lester Young e il fraseggio affilato dei bopper. Condizionamenti inevitabili per un ragazzo cresciuto tra l’era dello swing e l’esplosione del rivoluzionario “stil novo” di Parker, Gillespie & Co.

A LOS ANGELES

Simpatico pigrone, Kamuca s’impone agli addetti senza dannarsi l’anima: grazie al naturale talento, appena maggiorenne è già molto gettonato. Collabora con una miriade di piccole formazioni e soprattutto con orchestre celeberrime (Stan Kenton, Woody Herman, Bill Holman). Da non dimenticare la sua presenza nello stupendo “His Octet & Quintet” (Pacific Jazz, 1955) di Cy Touff, un virtuoso di bass trumpet.

Nell’estate 1956 l’artista si trasferisce nell’allora vivacissima Los Angeles, patria del west coast jazz. Non fa in tempo a mettervi piede che rimane subissato di proposte lavorative. Nel quinquennio 1956-1961 partecipa a centinaia d’incisioni: si distinguono le prove con Bill Perkins (“Tenors Head- On”, Pacific Jazz 1956), Frank Rosolino (“Frank Rosolino Quintet”, Mode 1957), Stan Levey (“The Stan Levey Quintet”, Mode 1957). E ancora, con Chet Baker, Maynard Ferguson, Shorty Rogers.

AL FIANCO DI SHELLY MANNE

Ma la massima visibilità e la definitiva maturità Richie Kamuca le conquista nel raffinato combo del batterista Shelly Manne, con il quale tra il 1959 e il 1961 lascia sublimi testimonianze di arte sassofonistica. Pensiamo ai cinque meravigliosi volumi live della Contemporary registrati tra il 22 e il 24 settembre 1959 al Black Hawk di San Francisco. Il quintetto è completato da Joe Gordon alla tromba, Victor Feldman al pianoforte e Monty Budwig al contrabbasso.

Successivamente, la stessa label mette in circolazione una coppia di album con le applaudite esibizioni del marzo 1961 allo Shelly’s Manne-Hole. Il jazz-club, aperto pochi mesi prima, è diventato un prezioso punto di riferimento adatto per provare e sperimentare. Nell’occasione, a Manne e Kamuca si uniscono Conte Candoli alla tromba, Russ Freeman al pianoforte e Chuck Berghofer al contrabbasso.

Impressiona il magistero organizzativo di Manne, uno dei pochi batteristi bianchi illuminato e motivato da esigenze altamente progettuali, capace di allestire impasti timbrici dallo “sguardo avanzato” e partiture ingegnose non usuali in una formazione di piccole dimensioni. Lasciato Manne al volgere del 1961, nei tre lustri seguenti Kamuca s’infila in un’infinita di belle situazioni, spaziando da Terry Gibbs a Gerry Mulligan, da Roy Eldridge a Zoot Sims, da Blue Mitchell a Jimmy Rushing. Un errare interminabile – tra jam, concerti e collaborazioni – interrottosi nel luglio 1977 con la morte prematura.

TENOR AHEAD

Nella vicenda umana e artistica di Richie Kamuca – metro campione di sana lentezza, di gusto per la vita spensierata e di fascinoso dandysmo – emerge una curiosa contraddizione: non si comprende perché sia stato sfrenatamente attivo all’interno dei contesti altrui e, al contrario, abbia curato poco e niente la carriera solistica. Si limitano a due i dischi sfornati fino alla metà dei Settanta, incisi in quartetto e ottetto a distanza ravvicinata (maggio – luglio 1957), inglobati di recente in “Tenor Ahead”, un singolo cd della Fresh Sound arricchito da una bonus track. I titoli originari degli LP in questione sono “Jazz Erotica” (Hi-Fi Records) e “Richie Kamuca Quartet” (Mode).

Solo a ridosso della scomparsa il musicista, conscio della fine imminente, torna a registrare a proprio nome. In poche sedute mette su lacca l’equivalente di tre album per la Concord. L’uscita di “Tenor Ahead” chiarisce poi, una volta per tutte, l’anno di realizzazione di “Jazz Erotica” (finora, tutti davano per certo il 1959) e corregge If You Were No One: il titolo esatto del brano è It’s You Or No One. Il sassofonista ribadisce la personale visione del jazz.

Pur cresciuto con il bop, Kamuca ne camuffa artatamente le nervose spigolature, smussandole, arrotondandole, vellutandole e mettendone in rilievo la componente lirica, eredità della formativa influenza di Lester Young. Ricorre però a un sound leggermente meno carezzevole e fluttuante di Young e, giocoforza, intriso di dosi inferiori di drammaticità.

D’altro canto, Kamuca non è ossessionato e distratto dagli stessi incubi, malesseri e difficoltà di “inserimento sociale” di Young, che gia con il servizio militare (1944-1945) patisce le pene dell’inferno – dal carcere, all’abbecedario di umiliazioni riservate ai neri –, subendo rilevanti danni psichici. Nei diciannove episodi del cd – tracimante di standard – si alternano i pianisti Vince Guaraldi, Pete Jolly e Carl Perkins, i contrabbassisti Monty Budwig e Leroy Vinnegar, mentre alla batteria siede stabilmente Stan Levey.

LO STILE DI KAMUCA

Nei sei pezzi in ottetto entrano Conte Candoli ed Ed Leddy (tromba), Frank Rosolino (trombone), Bill Holman (sax baritono, arrangiamenti). Ogni solco di “Tenor Ahead” è avvolto dalla fraseologia apparentemente svagata e spensierata di Kamuca, che nel profondo è invece segnata da un’intensità e da una scarnificazione non sempre familiari ai californiani (in taluni casi, sconfinanti in stucchevolezze e in fastidiosi cliché da cartolina).

Sebbene calme e rilassate, le improvvisazioni del sassofonista non perdono di vista la vitale verticalità del be bop, uno stile che ha contribuito a garantire anche l’integrità propositiva di molti colleghi coevi, da Art Pepper a Stan Getz, da Gerry Mulligan a Serge Chaloff, fautori di un’elegante mistura cool-bop figlia contemporaneamente di Parker, Young e Tristano. Infine, per la serie “evitiamo che Kamuca rimanga nel dimenticatoio”, consigliamo di dare la caccia a un istruttivo video in bianco e nero, ripreso nel 1958 in uno studio televisivo della “citta degli angeli”, riguardante un’esibizione del quintetto di Shelly Manne (Kamuca – Candoli – Freeman – Budwig – Manne): è una delle rare occasioni per guardare e ascoltare quel dinoccolato bohémien del sax tenore proveniente da Filadelfia.

Tenor Ahead

Richie Kamuca Quartet & Octet

TENOR AHEAD

  • FRESH SOUND, 2010 (IRD)

Richie Kamuca Quartet: Richie Kamuca (ten); Pete Jolly (pf su #1); Vince Guaraldi (pf su #2-5); Carl Perkins (pf su #6-13); Leroy Vinnegar (cb su #1, 6-13); Monty Budwig (cb su #2-5); Stan Levey (batt). Richie Kamuca Octet: Richie Kamuca (ten); Conte Candoli (tr); Ed Leddy (tr); Frank Rosolino (trn); Bill Holman (bar, arr); Vince Guaraldi (pf); Monty Budwig (cb); Stan Levey (batt)

If I Should Lose You / Blue Jazz / Stella By Starlight / Linger Awhile / It’s You Or No One / Just Friends / Rain Drain / What’s New / Early Bird / Nevertheless / My One And Only Love / Fire One / Cherokee / ‘Way Down Under / Angel Eyes / Star Eyes / I Hadn’t Anyone Till You / The Things We Did Last Summer / Indiana