Nel suo ultimo libro, “Parliamo di musica”, Stefano Bollani parla di sé e del jazz, invitando a rifuggire le classificazioni e a vivere la musica con entusiasmo

a cura di Eugenio Mirti, Luciano Vanni

 

"Parliamo di musica", Stefano Bollani si racconta in un libro

STEFANO BOLLANI

PARLIAMO DI MUSICA

  • MONDADORI, 2013
  • Pagine 136 – 17 euro

Poche parole sono più contraddittorie di play: usata come sostantivo significa “recita”, “commedia”, “opera teatrale”, “dramma”. Ma anche “gioco” o “partita”, o addirittura “speculazione” quando la si applica in riflessioni economiche. Usata come verbo assume un triplo significato: “comportarsi”, “suonare” o “giocare”. Ecco, mettendo tutte queste diverse accezioni del verbo to play si giunge concettualmente all’identità più sincera di Stefano Bollani, cui va il merito di aver re-inventato la funzione del jazzista, dilatandone le opportunità.

Perché Bollani non è solo un jazzista ma un musicista tout court. E ancora uno scrittore, un autore, un dj, un presentatore televisivo, un imitatore e chi più ne ha più ne metta: diciamo un uomo di spettacolo.

Il libro

Parliamo di musica è uno zibaldone di pensieri, un insieme di riflessioni sparse attorno alla musica, tutta la musica, non solo il jazz, da Debussy a Fabio Concato, da Johnny Cash a John Coltrane. Stefano Bollani non è nuovo alla scrittura (ha già pubblicato La sindrome di Brontolo, Gnòsi delle Fanfole e Lo Zibaldone del Dottor Djembe) e la sua penna corre leggera, naturale, ispirata dalla scrittura satirica di Ennio Flaiano. Ama raccontare perché ha cose da dire, ha un pensiero, una sua personalissima idea dell’essere musicista e del fare musica ai giorni d’oggi.

Attraverso le pagine di Parliamo di musica il pianista pone delle questioni («strano che il jazz sia diventato così serioso, col tempo»), cerca di comprendere se sia possibile (e la risposta è affermativa) imparare ad ascoltare la musica. E cerca di restituire un’immagine più autentica del musicista (spesso invita a evitare la classificazione musicale per generi e ad assecondare l’entusiasmo dei bambini alla musica).

Musica e vita

Ci sono momenti in cui Bollani riflette su se stesso («lo spirito col quale salgo sul palco mi impone di fare ogni sera una cosa diversa») e altre in cui cerca di ridimensionare l’idea che il jazz sia una musica “superiore” («una canzone dei Beatles è più complessa di un brano di Van Heusen»). Non manca di raccontare fatti privati legati alla sua tecnica, come quando ricorda di aver guardato tutti i filmati relativi a Gene Kelly su YouTube per comprenderne la leggerezza dell’azione.

Stefano Bollani suona divertendosi (e facendo divertire) e si diverte suonando, e in queste pagine se ne comprende il motivo. Un libro colto ma per tutti, come la sua musica. (LV)