1961 – 2007: Fattosi un nome al fianco di Art Blakey, Wayne Shorter diventa il sideman più richiesto del Blue Note: suonerà con Hubbard, Hancock e Joni Mitchell

DI LUCIANO VANNI

Il palco del Blue Note

Dal suo ingresso nei Jazz Messengers di Art Blakey (era l’estate del 1959), Wayne Shorter diventa uno dei sideman più richiesti della scuderia Blue Note. È interessante notare come il sassofonista si muova agilmente, con grazia e personalità, in ambiti diversi, dal mainestream alle forme musicali più aperte.

Nell’arco di dieci anni, dal 1960 al 1970, partecipa alle sedute di registrazione firmate da Freddie Hubbard (“Ready For Freddie” del 1961 e “Here To Stay” del 1962), Donald Byrd (“Free Form” del 1962), Lee Morgan (“Search For New Land” del 1964, “The Gigolo” del 1965, “Delightfulee” del 1966, “Standards” del 1967 e “The Procrastinator” del 1967), Lou Donaldson (“Lush Life” del 1967), Grachan Moncour III (“Some Other Stuff” del 1964), Tony Williams (“Spring” del 1965) e McCoy Tyner (“Extensions” del 1970).

McCoy Tyner
Dexter Gordon

Nel 1974 si chiude il rapporto tra Wayne Shorter e la Blue Note per poi riaprirsi dalla metà degli anni Ottanta: l’occasione è quella dell’album “Other Side Of Round Midnight” (1985) di Dexter Gordon, un disco arrangiato e prodotto da Herbie Hancock e registrato per le riprese del film Round Midnight, diretto nel 1986 da Bertrand Tavernier. La pellicola ottiene un successo clamoroso a livello internazionale e il disco si aggiudica un Grammy.

Ancora grazie alla Blue Note arriva la straordinaria collaborazione con due super gruppi: il trio con Michel Petrucciani e Jim Hall, documentato nell’album “Power Of Three” (1987) e il sestetto con Michel Petrucciani, Stanley Clarke, Lenny White, Gil Goldstein e Pete Levin, che dà alla luce l’album “The Manhattan Project” (1990). Wayne Shorter è infine chiamato a dare il proprio contributo in album firmati da cantanti come Bobby McFerrin (“Spontaneous Inventions”, 1986), Rachelle Ferrell (“First Instrument”, 1995) e Norah Jones (“Featuring Norah Jones”, 2010).

Carlos Santana
Herbie Hancock

Gli album con Herbie Hancock

Con Herbie Hancok c’è un rapporto che va oltre la musica: c’è un’amicizia profonda, che risale alla metà degli anni Sessanta, e c’è una comunione spirituale perché entrambi sono devoti alla religione buddista. Dopo aver condiviso l’esperienza nel quintetto di Miles Davis, Hancock coinvolge Shorter nell’album “Man-Child” (Columbia, 1975) e poi nel super gruppo V.S.O.P. completato da Freddie Hubbard, Ron Carter e Tony Williams, che porta alla luce cinque album dal 1976 al 1979.

«Io e Herbie, e tutti i musicisti che sono passati nei gruppi di Miles, abbiamo imparato a non allontanarci mai troppo dalla perfezione, e quella perfezione era la stessa dei tempi di Beethoven, Ravel, Satie, Tchaikovsky» Wayne Shorter

Con Wallace Roney al posto di Freddie Hubbard, il quintetto si riunisce a metà degli anni Novanta per celebrare Miles Davis, girando il mondo con un fortunatissimo tour. L’album “A Tribute To Miles” (Reprise, 1994) vince un Grammy nella categoria Best Jazz Instrumental Performance.

Più recentemente, all’indomani del duo “1+1” (Verve, 1997), Hancock coinvolge Shorter nella realizzazione di “Gershwin’s World” (Verve, 1998), “Future 2 Future” (Columbia, 2001) e “River: The Joni Mitchell” (Verve, 2007), un ispirato omaggio al songbook della cantante canadese Joni Mitchell.

Joni MItchell

Joni Mitchell: un’amicizia lunga 25 anni

Non c’è musicista jazz che conosca Joni Mitchell meglio di Wayne Shorter. I due entrano in contatto nel 1977 per merito di Jaco Pastorius e collaboreranno per venticinque anni, fino al 2002.

La cantante canadese convoca per la prima volta in studio il sassofonista per registrare due brani che confluiranno nell’album “Don Juan’s Reckless Daughter” (Asylum, 1977) e poi in occasione di “Mingus” (Asylum, 1979). In questa circostanza, Joni Mitchell organizza una formazione stellare con Jaco Pastorius, Wayne Shorter, Herbie Hancock, Peter Erskine, Don Alias ed Emil Richards.

Qualche anno dopo, i due tornano a lavorare insieme per la realizzazione di “Wild Things Run Fast” (Geffen, 1982) e da allora collaboreranno insieme per altri vent’anni. Seguiranno “Dog Eat Dog” (Geffen, 1985), “Chalk Mark In A Rain Storm” (Geffen, 1988), “Night Ride Home” (Geffen, 1991), “Turbulent Indigo” (Geffen, 1994), “Taming The Tiger” (Reprise, 1998), “Both Sides Now” (Reprise, 2000) e “Travelogue” (Nonesuch, 2002).

Shorter pop-rock

Wayne Shorter ha offerto il proprio contributo espressivo anche in ambito pop-rock, dapprima con gli Steely Dan nell’album “Aja” (ABC, 1977) e poi con il chitarrista Carlos Santana con cui registra “The Swing Of Delight” (Columbia, 1980) a fianco di Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams, e “Live At The Montreux Jazz Festival 1988” (Image, 1988), dividendo il palco con Alphonso Johnson al basso elettrico e Chester Thompson alle tastiere.

Alla fine degli anni Ottanta, Shorter ha anche registrato un breve intervento solistico nell’album “The End Of The Innocence” (Geffen, 1989) di Don Henley e nel 1989 ha prodotto l’esordio della cantante portoghese Pilar Homem de Melo dal titolo “Pilar”.