Wayne Shorter, compositore e sassofonista, nasce a Newark, in una famiglia piccolo-borghese del New Jersey. Cresciuto con fumetti e supereroi, il sogno d’infanzia di Shorter è diventare un artista

COMPOSITORE E INTERPRETE DI RAFFINATA ELEGANZA, WAYNE SHORTER È UN MUSICISTA DALL ’ECCEZIONALE VOCAZIONE LIRICA. ARTISTA INTRISO DI MISTICISMO E DALLA VENA FILOSOFICA , HA CONTRIBUITO ALLO SVILUPPO DELLA MUSICA AFROAMERICANA . DALL’HARD BOP DEI JAZZ MESSENGERS ALLA FUSION DEI WEATHER REPORT, PASSANDO PER MILES DAVIS, HA DATO PROVA DI UN INESAURIBILE SPETTRO ESPRESSIVO. IN OCCASIONE DEL SUO ULTIMO ALBUM, “WITHOUT A NET”, RACCONTIAMO LA MUSICA, IL PENSIERO E LA VITA DI UOMO PARTICOLARMENTE PROFONDO E SENSIBILE

DI LUCIANO VANNI

wayne shorter vita
© ANDREA BOCCALINI

1933 – 1962

SONO GLI ANNI DELLA FORMAZIONE E DEI PRIMI ASCOLTI MUSICALI, DEGLI STUDI COMPIUTI ALLA ARTS HIGH SCHOOL E DELLA FREQUENTAZIONE DELLA NEW YORK UNIVERSITY. È IL PERIODO DEI SODALIZI ARTISTICI CON HORACE SILVER, FREDDIE HUBBARD, JOHN COLTRANE, MAYNARD FERGUSON E ART BLAKEY. NEL 1959, POI, AD APPENA VENTISEI ANNI, GIUNGE L’ESORDIO DISCO GRAFICO

DI LUCIANO VANNI

Wayne Shorter nasce a Newark, New Jersey, il 25 agosto 1933, in uno degli anni più drammatici del Novecento. Quello in cui la crisi dell’economica americana raggiunge il suo apice dopo il Crollo di Wall Street nel 1929 e quello che vede Adolf Hitler salire al potere con un governo totalitario in seguito alla caduta della Repubblica di Weimar.

Il padre di Wayne Shorter, Joseph, è un saldatore alla Singer, la celebre fabbrica di macchine per cucire. La madre, Louise, lavora in un laboratorio di pellicceria di Newark e arrotonda lo stipendio con qualche lavoro di sartoria a domicilio. I due si sposano nel 1929 e testimoniano dell’ascesa sociale della nuova generazione afroamericana che dal sottoproletariato ascende alla classe piccolo-borghese, prendendo parte attiva nell’economia industriale degli Stati Uniti d’America.

Un’infanzia creativa

Joseph e Louise hanno due figli, Alan, il maggiore, nato il 29 maggio 1932, e Wayne, venuto al mondo appena quindici mesi dopo. Dai ricordi d’infanzia dei due fratelli emergono una vita serena e felice e un’educazione stimolante e creativa, dove il gioco e il divertimento, quello più fantasioso e inventivo, sono all’ordine del giorno.

Nella biografa del sassofonista scritta da Michelle Mercer (Wayne Shorter. Il filosofo col sax, Stampa Alternativa 2008, traduzione italiana del volume originale Footprints: The Life and Work of Wayne Shorter, Tarcher 2007. Il volume è stato tradotto in italiano e pubblicato da con il titolo) leggiamo che «l’immaginazione di Wayne fiorì fino ad assumere forme teatrali e una grandiosità che sfiorava l’assurdo. Quando aveva sette anni, lui e Alan pensavano di poter evocare con le loro mani, come per magia, il mondo intero».

Wayne Shorter infanzia
© MICHAEL OCHS ARCHIVES/GETTY IMAGES «Leggevo così tanti fumetti che le persone vere mi sembravano un equivalente dei personaggi di fantasia» Wayne Shorter

Radio, film e i supereroi

Wayne Shorter ama collezionare fumetti e ne possiede in gran quantità. Predilige soprattutto quelli di fantascienza: acquista regolarmente Capitan America e Superman (ancora oggi la sua maglietta preferita è una t-shirt azzurra di Superman senza maniche), ma anche Mandrake, Lothar, l’Uomo Mascherato. Adora affondare la propria fantasia nelle storie e nella vita di questi supereroi.

In famiglia si ascolta molta radio. Il padre predilige i programmi di musica pop e country e le sue trasmissioni preferite sono quelle in cui sono proposte le colonne sonore di film. Il primo libro letto dal piccolo è The Water Babies (il protagonista è un adolescente che trova la sua felicità solo dopo essersi tramutato in un bambino acquatico), scritto di Charles Kingsley. Uno dei film che più lo affascinano è Imitation of Life (che narra la storia di una ragazza di colore che rinnega sua madre perché vuole passare per bianca), diretto da John M. Stahl nel 1934. In entrambi i casi, si tratta di opere che trattano l’argomento dell’alterità, della trasformazione e del disagio di vivere la vita di tutti i giorni.

A scuola d’arte

Wayne dimostra una spiccata sensibilità artistica e a dodici anni vince un concorso cittadino di pittura con un acquarello intitolato La partita di football. Così la famiglia si convince a iscriverlo alla Arts High School di Newark: per una famiglia afroamericana con non poche difficoltà economiche si tratta di un evento del tutto straordinario.

Da ragazzo quindi Shorter vive dedicando il suo tempo alla lettura di fumetti e romanzi di fantascienza, al disegno e alla visione di film, sempre di fantascienza, come Rocketship X-M (tradotto in italiano con Destinazione Luna), che gli ispira la sua prima opera fumettistica di senso compiuto, un volume di circa quaranta pagine intitolato Other Worlds.

© WILLIAM GOTTLIEB/LIBRARY OF CONGRESS WMCA, NEW YORK 1947 Da sinistra: Johnny Desmond, il disc jockey Martin Block, Cab Calloway, Georgie Auld, Mel Torme, Mary Lou Williams, Tommy Dorsey, Josh White, Beryl Davis e Ray McKinley

Jazz, una passione di famiglia

Alan, il fratello maggiore di Wayne, non è da meno. Anche lui è attratto dalle discipline artistiche e dalla musica. Entrambi giungono al jazz grazie a un programma radiofonico, Make Believe Ballroom, condotto da un grande appassionato di musica jazz, il disc jockey Martin Block, che passa ripetutamente la musica di Cab Calloway, Louis Armstrong, Duke Ellington, Count Basie, Gene Krupa e Stan Kenton.

Una sera Martin Block inserisce in scaletta un nuovo stile di musica, il be bop: «Fece ascoltare Off Minor di Thelonious Monk, poi qualcosa di Charlie Parker, poi Bud Powell. Mi si drizzarono le orecchie, deve essersi accesa una lampadina, perché non ero affatto appassionato di musica». Una rivelazione: da quel momento in poi la musica diventa una passione totalizzante.

I primi esperimenti musicali di Mr Bizzarro

Acquista una tonette (un flauto di plastica con otto fori) e all’età di quindici anni riceve dai genitori un clarinetto con la promessa di frequentare delle lezioni di musica, cosa che farà con piacere. Il jazz diventa il nuovo universo da scoprire, un mondo fantastico abitato da straordinari interpreti tutti da conoscere. Sono gli anni del liceo e Wayne falsifica le firme dei genitori nei documenti di giustificazione scolastica per assistere ai concerti pomeridiani di Stan Kenton, Count Basie, Charlie Parker e Lester Young.

Il suo talento come musicista inizia a emergere, mese dopo mese: si specializza in musica e arte e prima di diplomarsi nel 1951 (ottenendo il massimo dei voti in armonia, teoria, orchestrazione e musica d’insieme), inizia a suonare il sax tenore e con il fratello fonda un circolo di surrealisti. Sulla custodia del sax tenore dipinge le parole «Mr. Weird», vale a dire “Mr. Bizzarro”.

© WILLIAM GOTTLIEB/LIBRARY OF CONGRESS

La fascinazione del be pop

Alan suona il sax contralto, per poi passare definitivamente alla tromba; Wayne suona prima il clarinetto e poi il sax tenore. Gli amici d’infanzia li ricordano costantemente ai loro strumenti, in continue e ripetitive session di studio ed esercitazioni. Ascoltano musica sempre più complessa (come Crosscurrents di Lennie Tristano) anche se il loro interesse predominante è quello per il be bop, allora considerate una musica caotica e disturbata.

La Jackie Bland Band

Il primo ingaggio di una certa rilevanza che i due riescono a garantirsi è con la Jackie Bland Band, un’orchestrina che si è meritata una certa notorietà a Newark per il suo repertorio bopper e non ballabile. Ben presto i fratelli Shorter diventano i protagonisti della sezione fiati.

La cronaca racconta di performance in cui i due si esibiscono con delle copie del quotidiano Daily News sul leggio al posto degli spartiti per rivendicare il loro stare dalla parte della musica nuova e rivoluzionaria, il be bop per l’appunto. E come i bopper anche gli Shorter iniziano a vestirsi in maniera singolare, con abiti scuri a quattro bottoni, ispirati dal linguaggio visivo di Gillespie, Parker e Monk.

Da artista a musicista… per caso

«Non avevo voglia di essere un musicista» dice in occasione di una recente intervista per il Daily News. «Ero un artista al liceo. Avevo tanti fumetti nel luogo in cui sono cresciuto. Poi la musica mi ha stregato. Ciò che mi ha colpito di Charlie Parker, Miles Davis, Dizzy Gillespie e Thelonious Monk era che essi rappresentavano dei supereroi per me».

Dopo essersi diplomato alla Arts High School, Wayne Shorter decide di proseguire gli studi per specializzarsi in musica. Decide di frequentare uno dei college più prestigiosi degli Stati Uniti d’America, la New York University: si iscrive nell’autunno del 1952 dopo aver raccolto le risorse necessarie, lavorando tutta l’estate nello stabilimento della Singer. Suo fratello Alan inizia a frequentare la Howard University.

© WILLIAM GOTTLIEB/LIBRARY OF CONGRESS DIZZY GILLESPIE Insieme a Charlie Parker e Thelonious Monk, il trombettista è uno dei più importanti esponenti del be bop. Da tutti questi musicisti Shorter dichiara di essere rimasto letteralmente stregato

New York, New York!

Studiare a New York significa vivere New York. E vivere New York, agli inizi degli anni Cinquanta, significa poter ascoltare dal vivo, ogni sera, i giganti del jazz, di ieri e di oggi: Louis Armstrong, Lester Young, Ben Webster e Coleman Hawkins sono in ottima forma e i grandi protagonisti dell’era dello swing sono ancora in attività. Soprattutto vivono una stagione di celebrità i maestri del be bop come Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Thelonious Monk, Max Roach, Kenny Clarke, Bud Powell, Tadd Dameron e Sonny Stitt.

«Prendevo l’autobus e altri due treni per andare alla NYU, poi stavo in giro fino all’una o alle due del mattino nei locali di New York e tornavo a casa verso le tre. Dopodiché mi alzavo alle sette per andare al college. E lo facevo tutti I giorni» (Wayne Shorter. Il filosofo col sax, Stampa Alternativa 2008).

Le prime composizioni

Alla New York University Shorter non frequenta solo i programmi di musica ma segue anche i corsi di psicologia e sociologia, materie che saranno determinanti ai fini della sua Weltanschauung artistica. Per mantenersi all’università suona nei più diversi contesti, dalla musica latina al dixieland («sul palco indossavamo cappelli di paglia, gilè e reggi maniche»).

Nel frattempo inizia a comporre con sempre maggiore continuità: l’esercizio della scrittura lo affascina particolarmente. Wayne si laurea nel 1956: pochi giorni dopo entra per la prima volta in studio di registrazione come sideman per una session a firma di Johnny Eaton and His Princetonias, meritandosi il soprannome di The Newark Flash, “Il lampo di Newark”, per la sua velocità e la facilità del fraseggio sui tempi veloci.

La leva

Sciaguratamente, quando tutto sembra girare per il verso giusto, giunge il richiamo militare. Shorter lascia a malincuore New York ed entra nell’esercito di stanza a Fort Dix, New Jersey; per fortuna può condividere la passione del jazz con un commilitone del tutto particolare, il pianista Cedar Walton.

A CASA CON JOHN COLTRANE Ricorda Wayne Shorter: «Fu bello conoscere John perché sapevo che era l’unico impegnato a fare qualcosa di nuovo con la musica. […] Andavo a trovarli (John e Naima, la moglie di Coltrane, NdR) e non mi facevano mai andare via. Cucinavano, poi mangiavamo e ci sedevamo a parlare della vita. […] Sin dall’inizio con Coltrane ti accorgevi che non gli importava niente di vendere dischi. Trane era sempre alla ricerca dell’impossibile e cercare l’impossibile significa sacrificare tutti i convenevoli»
Il congedo dal servizio militare arriva nel 1958. Sono stati due anni persi e ammetterlo provoca un senso di rabbia e sconforto in Shorter. Ma nel momento in cui il sassofonista torna a frequentare la scena newyorkese giungono le prime e prestigiose collaborazioni. La prima è con il pianista Horace Silver, un musicista già celebre e unanimemente apprezzato.

Silver ha da poco licenziato un album storico, “Further Explorations” (Blue Note, 1958) e da circa quattro anni è membro stabile dei Jazz Messengers di Art Blakey, un gruppo che ha contribuito a fondare. Silver lo incoraggia a comporre e lo introduce nella scena musicale della città.

Nuovi amici: Hubbard, Coltrane e Zawinul

Giungono ingaggi al Count Basie’s Bar e al Minton’s Playhouse, il club che aveva dato i natali al be bop. In queste occasioni entra in contatto con il trombettista Freddie Hubbard (che diventa un suo caro amico) ma soprattutto con John Coltrane, che ha da poco lasciato il quintetto di Miles Davis e ha iniziato la carriera da solista.

Con Coltrane nasce un sodalizio umano e artistico particolarmente intenso: i due studiano insieme, si confrontano sul linguaggio, sulle tecniche e sulla strumentazione da adottare. Coltrane ha appena sette anni in più rispetto a Shorter ma l’aver collaborato a lungo con Miles Davis gli ha conferito una certa notorietà.

È Coltrane a portare con sé l’amico sassofonista in giro per jazz club, a New York; durante una jam session è suonato il materiale tratto da “Giant Steps” (Atlantic, 1960), prima ancora della sua uscita, con Julian “Cannonball” Adderley, Elvin Jones e Tommy Flanagan: Shorter si distingue per una sonorità e un fraseggio che ricordano quelli di Stan Getz e Lester Young.

Nell’orchestra di Maynard Ferguson

Nella primavera del 1959 il tenorista partecipa a un’audizione per entrare a far parte dell’orchestra di Maynard Ferguson e si aggiudica un posto nella sezione fiati. Fa subito amicizia con il pianista, un austriaco da poco trasferitosi a New York: il suo nome è Joe Zawinul. Wayne e Joe iniziano a frequentarsi anche fuori dal palco e con Freddie Hubbard amano girovagare per jazz club per assistere alle performance dei loro idoli. Si vanno costruendo relazioni e amicizie che saranno decisive per il futuro.

Nelle fila dell’orchestra di Maynard Ferguson, il giovane Shorter matura l’esperienza del suonare in sezione all’interno di una big band di altissimo profilo. Grazie alla fiducia che si è meritato, ha la responsabilità di alcuni interventi solistici. Nell’estate del 1959 la formazione è scritturata al Toronto Jazz Festival; vuole il caso che proprio quel giorno, il 24 luglio, tra gli artisti in programma ci sia anche il batterista Art Blakey con i suoi Jazz Messengers.

Jazz Messengers

Il quintetto di Blakey ha una front line composta da Lee Morgan alla tromba e Hank Mobley al tenore: il sassofonista tuttavia non si esibisce per problemi legati alla sua dipendenza dalla droga. Morgan, che ha sentito parlare bene di Shorter (con il quale ha condiviso anche alcune jam session) convince Blakey ad assumerlo: una settimana dopo, il 1 agosto 1959, Wayne esordisce con i Jazz Messengers.

È l’inizio di una collaborazione che durerà fino al 1964 e che porterà alla luce una ventina di album, molti dei quali memorabili: lavorare a fianco di Blakey significa girare per il mondo in lunghi tour, suonare regolarmente nei migliori jazz club, partecipare a festival di livello internazionale e farsi conoscere da pubblico e addetti ai lavori. In occasione del tour europeo del 1959, il 18 dicembre, presso il Théâtre des Champs Elysées, Wayne corona un sogno: incontrare e suonare insieme a un suo mito, il pianista Bud Powell. A documentazione dell’evento c’è il disco intitolato “Paris Jam Session”, Fontana 1991.

Il primo disco da leader

Art Blakey porta Wayne Shorter alla maturità espressiva. Il suo esordio da leader è merito di un’etichetta indipendente, la Vee-Jay Records, il cui nome deriva da un gioco fonico creato intorno alle iniziali dei cognomi dei suoi due fondatori, moglie e marito, rispettivamente Vivian Carter e James C. Bracken.

La Vee-Jay ha in catalogo musica blues e rhythm & blues (Memphis Slim, Jimmy Reed, Staple Singers e John Lee Hooker) e dal 1958 ha iniziato a documentare i talenti emergenti del jazz contemporaneo come Wynton Kelly, Benny Green, Gene Ammons, Nat Adderley e Tommy Flanagan.

Introducing Wayne Shorter

La Vee-Jay mette sotto contratto Shorter e ne produce i primi tre album da solista: “Introducing Wayne Shorter” (Vee-Jay, 1959) registrato il 10 novembre 1959, “Second Genesis” (Vee-Jay, 1960) registrato l’11 ottobre 1960 e infine “Wayning Moments” (Vee-Jay, 1962) registrato il 2 novembre 1961.

Si tratta di tre incisioni profondamente ispirate: il repertorio è perlopiù originale con melodie sognanti (The Albatross sembra evocare Naima) e blues dalla forma irregolare (Blues a la carte); l’idea di jazz espressa dal sassofonista non è muscolare come quella dei suoi colleghi hardbopper e ci sono echi di Monk (Getting To Know You) e ballad struggenti alla Zoot Sims e Stan Getz (I Didn’t Know What Time It Was).

THE WATER BABIES

Le memorie in musica

Il libro The Water Babies (“Bambini acquatici”), scritto da Charles Kingsley nel 1863, narra la storia del piccolo spazzacamino Tom, orfano e sfruttato dal suo padrone, che trova la sua felicità solo dopo essere caduto in un fiume (e quindi dopo la sua morte) ed essersi trasformato in un bambino acquatico, in un mondo fiabesco popolato di maghi ed elfi. The Water Babies affascina profondamente il giovane Wayne Shorter: nella storia di Tom c’è la consapevolezza che esiste sempre un luogo, e un tempo, in cui le cose andranno bene e in cui tutti riusciranno a esprimere la propria personalità. A distanza di anni, e precisamente nel 1976, Shorter comporrà il brano Water Babies che darà il titolo all’omonimo album di Miles Davis, “Water Babies” (Columbia, 1976).

AMIRI BARAKA

L’infallibilità tecnica di Wayne Shorter

Amiri Baraka è un intellettuale, poeta e scrittore tra i più rilevanti del Novecento, autore dell’imprescindibile volume Blues People: the Negro Experience in White America and The Music That Developed From It, pubblicato in Italia con il titolo Il popolo del blues (Shake Edizioni, 1994). Baraka nasce a Newark nel 1934 ed è coetaneo e concittadino di Alan e Wayne Shorter. Con loro condivide l’amore per la musica e le arti e instaura una solida amicizia rimasta intatta nel corso degli anni. Questo è il ricordo del poeta: «Wayne era precoce. Ho sentito parecchie cose sconvolgenti che lui sapeva fare a diciassette, diciotto anni. Persino allora, quando non era in grado di fare altro, riusciva comunque a lasciarti a bocca aperta per la sua pura e semplice infallibilità tecnica».