Dopo la collaborazione con Miles Davis, Wayne Shorter fonda i Weather Report con Joe Zawinul. Il quintetto lascerà un segno nella scena jazz del tempo

DI LUCIANO VANNI

Wayne Shorter fonda i Weather Report con Joe Zawinul
WEATHER REPORT Da sinistra: Chester Thompson, Wayne Shorter, Joe Zawinul, Alejandro Acuña, Alphonso Johnson © GEMS/REDFERNS

L’accademia di Miles Davis

Suonare con Miles Davis nel quinquennio 1964 – 1969 significa vivere da protagonista una delle più travolgenti stagioni del jazz moderno. La svolta elettrica messa in atto dal trombettista è radicale e destabilizzante e ha la capacità di determinare il gusto di un’intera generazione di pubblico e musicisti.

Senza volerlo, Miles condiziona anche gran parte dei suoi partner, affascinati dalle nuove opportunità espressive del jazz-rock (che a differenza del free jazz o del main stream, inoltre, riscuote un buon successo commerciale). Dopo “Bitches Brew” (Columbia, 1970), simbolo per eccellenza del Miles “elettrico”, molti dei musicisti coinvolti nei suoi ultimi gruppi abbracciano la jazz fusion.

È il caso di Chick Corea e Lenny White con i Return to Forever, di Herbie Hancock e Bennie Moupin con gli Headhunters, di John McLaughlin e Billy Cobham con The Mahavishnu Orchestra. E ancora, di Tony Williams, John McLaughline Larry Young con i Lifetime, di Dave Holland e Jack DeJohnette con i Gateway, di Billy Cobham con i Dreams, di George Benson con le sue produzioni CTI e ancora di Joe Zawinul e Wayne Shorter con i Weather Report.

Uno stop e un nuovo inizio: “Zawinul”

Il 7 marzo 1970 Wayne Shorter suona per l’ultima volta con Miles Davis: l’occasione è un concerto sul palco del Fillmore East, a New York. Chiusa l’esperienza con Miles, il sassofonista vola ai Caraibi e si prende il meritato riposo dopo oltre dieci anni di tour, incisioni discografiche e apparizioni televisive e radiofoniche.

«Non volevo suonare, ogni tanto mi limitavo a guardare il sax. Poi ho cominciato a suonare altra roba, non jazz, ma cose di Yma Sumac, musica peruviana, sudamericana».

Il 26 agosto 1970 Shorter torna in studio per incidere “Odyssey Of Iska” (Blue Note, 1971), dedicato alla sua piccola figlia Iska. A seguire registra “Zawinul” (Atlantic, 1971) a fianco di Joe Zawinul, un album che rimette in contatto i due amici e colleghi, portandoli a costruire una nuova band no-leader. «Io e Joe volevamo metterci insieme, poi ci venne in mente di coinvolgere anche [Miroslav] Vitous e formare un gruppo, perché forse un progetto simile avrebbe avuto più forza».

L’idea è quella di un quintetto con sax, pianoforte acustico ed elettrico, contrabbasso e basso elettrico, batteria e percussioni. Per completare l’assetto ritmico della band sono coinvolti due musicisti che avevano già registrato con Shorter: il batterista Alphonse Mouzon (presente in “Odyssey Of Iska”) e il percussionista Airto Moreira (presente in “Super Nova”).

«Wayne poteva provare gli accordi per ore, ma quando aveva finito era un capolavoro» Joe Zawinul

Un nuovo gruppo: Weather Report

Shorter e Vitous si ritrovano a casa di Zawinul per cercare di individuare il nome della futura formazione. Scrive Michelle Mercer nella biografia di Shorter: «Alla fine Wayne fece: “Prendiamo qualcosa con cui la gente si confronta quotidianamente, come “Il notiziario delle sei”. Qualcosa che afferrano subito, come “Il bollettino meteorologico” (in inglese, weather report, NdR)”.  Tutti esclamarono all’unisono: “Sì!”».

Stuart Nicholson, sulle pagine di Jazzit n. 66 (settembre/ottobre 2011), ci offre una versione alternativa: «Il nome originale del gruppo doveva essere Weather Forecast (“previsioni del tempo”, NdR), usato anche per del materiale pubblicitario. Dopo numerose discussioni, tuttavia, i musicisti decisero di chiamarsi Weather Report (“bollettino meteorologico”, NdR). Ha spiegato Zawinul: “Il nome è Weather Report perché tale dicitura ci avrebbe permesso di cambiare, proprio come il tempo: perciò le possibilità sono illimitate, come suggerisce il titolo”».

Milky Way

Agli inizi del 1971 Joe Zawinul, Wayne Shorter e Miroslav Vitous iniziano a provare senza alcun piano d’azione e senza alcuna strategia. Sono session private, a porte chiuse, almeno fino a quando i tre faranno il loro ingresso in studio, il 12 maggio 1971, senza aver mai suonato prima dal vivo.

L’esito è l’album “Weather Report” (Columbia, 1971) e ad ascoltare il brano di apertura, Milky Way, non c’è traccia di quello per cui il gruppo sarà ricordato in futuro. Il pezzo è registrato in duo, sax e pianoforte, ed è interamente acustico (con l’aggiunta, in fase di post produzione, di overtones, in altre parole di “armonizzazioni”).

Si respira un’atmosfera minimalista, misteriosa, priva di scansioni funky, con Shorter che suona appena una nota su un tappeto sonoro ambient: avanguardia pura. Poi giunge Umbrellas con i suoi accenti ritmici, il suo groove e i suoi ostinati ritmici d’ispirazione davisiana.

I Sing The Body Electric

Sempre nel 1971, il 1 e il 2 novembre, viene inciso “I Sing The Body Electric” (Columbia, 1972), dopo un fortunatissimo tour europeo e giapponese, peraltro documentato dalle ultime tre tracce in scaletta dell’album. Si tratta di un lavoro dall’anima free (come dimostra Unknown Soldier) e l’eredità davisiana è ancora ben presente, come dimostra l’interpretazione di Directions, già nel repertorio del trombettista.

Dischi strutturati e live improvvisati

Escono quindi “Sweetnighter” (Columbia, 1973), “Mysterious Traveller” (Columbia, 1974) e “Tale Spinnin’” (Columbia, 1975). Tutti album che raggiungono la Top 50 della classifica Billboard e che aprono le porte a lunghi tour internazionali. Zawinul introduce sintonizzatori ARP 2600, moog, Fender Rhodes dotato di effetti (phase shifter, echoplex e pedale wah-wah) per esplorare una gamma sterminata di suoni, timbri, dinamiche e possibilità tonali.

Con il passare degli anni si va sempre più manifestando un’insolita discordanza tra l’attività concertistica e quella discografica dei Weather Report. Su disco la band mette in mostra composizioni sempre più strutturate e controllate, scritte nei minimi dettagli (si pensi all’onirica Manolete e al funk-groove alla James Brown Non- Stop Home in “Sweetnighter”, o alla title-track progressive-jazz Mysterious Traveller).

Dal vivo si creano ampi spazi improvvisativi. Nel corso dei mesi il gruppo abbandona le atmosfere free e gli spazi lasciati agli interventi solistici. Per Shorter significa pensare in maniera distinta all’attività dei Weather Report, a quella in studio o a quella sul palco. Di fatto Joe Zawinul diventa il leader della band.

La svolta: Jaco Pastorius

Joe Zawinul, memore dell’insegnamento di Miles Davis, ha sempre dichiarato di voler fare dei Weather Report un gruppo di successo. Ha sempre cercato di ottenere un sound complessivo più funky che d’atmosfera per conquistare l’interesse del pubblico.

L’arrivo di Jaco Pastorius, che esordisce dal vivo con la band il 1 aprile 1976, porta con sé un groove d’eccezionale portata e una presenza scenic che rende i Weather Report un gruppo di grande popolarità, capace di suonare in grandi arene in giro per il mondo proprio come le rock band.

Arrivano, in rapida successione: “Black Market” (Columbia, 1976), “Heavy Weather” (Columbia, 1977), “Mr. Gone” (Columbia, 1978), “8:30” (Columbia, 1979), “Night Passage” (Columbia, 1980), “Weather Report” (Columbia, 1982) e con loro degli hit da classifica come Birdland, tratta da “Heavy Weather”.

Shorter passa in secondo piano

Nelle incisioni discografiche la presenza di Wayne Shorter appare coloristica. Lo si evince dal suo breve intervento al soprano in Cannon Ball, uno dei due brani di “Black Market” in cui compare per la prima volta Jaco Pastorius. Per ascoltare uno Shorter più coinvolto, occorre far riferimento ad album registrati dal vivo, come ad esempio “8:30”.

Jaco ha un ruolo primario nei Weather Report e finisce per essere accreditato come co-produttore accanto a Joe Zawinul. Sono gli anni in cui Wayne Shorter sembra interessato più alla meditazione buddista, che ha iniziato a praticare dall’agosto del 1973, che non alla musica.

Jaco e Joe si sfidano sul fronte espressivo ma anche sotto il profilo esibizionistico. Il loro “volume” sul palco è sempre più assordante e la voce di Wayne sembra sempre più evanescente e marginale. Il sassofonista è comunque ancora protagonista sul fronte compositivo. Brani come Elegant People e Three Clowns sono destinati a diventare capisaldi del repertorio della band, notevoli per la loro scrittura allo stesso tempo parca ed emozionante.

La fine dei Weather Report

Era inevitabile che tra due personalità forti come Joe Zawinul e Jaco Pastorius emergessero contrasti di leadership. La verità è che l’esercizio del controllo dei Weather Report era saldamente nelle mani di Zawinul. Dopo l’ennesimo battibecco (nato anche per una sovrapposizione di impegni con la sua nuova big band da parte di Jaco), all’indomani dell’incisione di “World Of Mouth” (Warner, 1981), il bassista viene licenziato.

Al suo posto è convocato Victor Bailey. Con lui la band porterà a termine il suo contratto con la Columbia, registrando quattro album: “Procession” (Columbia, 1983), “Domino Theory” (Columbia, 1984), “Sportin’ Life” (Columbia, 1985) e “This Is This” (Columbia, 1986). L’ultimo di questi, per la prima volta, non presenta alcuna composizione scritta da Shorter.

Il suo coinvolgimento è oramai marginale, probabilmente fin da quel dannato 25 ottobre 1983, quando la figlia Iska, appena quattordicenne, se ne va per sempre in seguito a un attacco epilettico. Nel mese di febbraio del 1986 i Weather Report si sciolgono definitivamente.

IL FASCINO DELLA FANTASCIENZA

La cosmologia shorteriana

«Così come Stanley Kubrick ha inserito musica classica moderna e contemporanea, da Strauss a Ligeti, in un contesto fantascientifico, anche Wayne Shorter ha dimostrato di ispirarsi a concetti cosmologici nella scrittura delle sue partiture originali.

Il diffondersi della tecnologia (vedi Constellation di Parker, brano dedicato a un aereo rivoluzionario per l’epoca, che volò per la prima volta nel 1943) e della fantascienza (film, fumetti e libri) ha influenzato in profondità la musica del dopoguerra e di certo la rappresentazione immaginifica è messa a frutto da Wayne Shorter sia all’interno dei suoi gruppi (il titolo dell’album “Supernova” ne è un esempio)sia con i Weather Report (in dischi come “Misterious Traveller” o “I Sing The Body Electric”).

Gli scrittori Ray Bradbury, Philip Kindred Dick e Isaac Asimov fanno spesso capolino nei panorami emotive e sospesi dei Weather Report, con le tracce velocissime di comete traccianti ben rappresentate dal soprano di Shorter, il magma di nebulose galattiche evocate e stratificate dalle tastiere liquid di Joe Zawinul e le esplosioni ritmiche dei vari Alphonse Mouzon, Eric Gravátt, Chester Thompson e Peter Erskine che riportano al crash di pianeti che si scontrano e a supernove che esplodono; e la pulsazione dei bassisti Miroslav Vitous e Jaco Pastorius sembra emulare la pulsazione del cuore dell’universo stesso».

(Massimo Nunzi)

LE AMPIE PROSPETTIVE

I confini espressivi dei Weather Report

 Joe Zawinul, José Rossy, Victor Bailey, Omar Hakim e Wayne Shorter
WEATHER REPORT, 1983 Da sinistra: Joe Zawinul, José Rossy, Victor Bailey, Omar Hakim e Wayne Shorter

«La musica dei Weather Report spazia da influenze classiche (ad esempio, gli impressionisti francesi) al free jazz, dalla world music al be bop, dalla big band alla musica da camera, dall’improvvisazione collettiva a rigorose strutture scritte, dai vamp modali a forme armoniche di elaborata concezione, da sezioni senza metro apparente allo swing più lineare e da pezzi a programma fino alla totale astrazione. Hanno registrato con un coro di bambini e sperimentato con la “musica concreta”. Da ogni punto di vista era una band dalle ampie prospettive e qualunque successo abbiano conseguito è stato ottenuto alle loro condizioni ». (Stuart Nicholson)